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  Home page > Tempo Libero > Musica e Spettacoli > Roberto Saviano ieri sera a Che Tempo Che Fa
di Spettacolando lunedì 6 febbraio 2012 - 1 commento |
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Roberto Saviano ieri sera a Che Tempo Che Fa

Ieri sera a Che tempo che fa Roberto Saviano ha parlato di Scampia, della nuova faida scoppiata ma anche di Felice Pignataro del Carnevale organizzato da Gridas e dell'associazionismo che, in quel quartiere, opera ogni giorno. Poi ha ricordato la poetessa, premio Nobel Szymborska. Ecco i video.


 


Tags : TV Letteratura Poesia Saviano Roberto Scampia Fazio Fabio Che tempo che fa

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    (xxx.xxx.xxx.27) 6 febbraio 18:40

    Saviano continua a far finta che il problema mafioso sia un problema criminale, arrestare i mafiosi, togliere i soldi ai picciotti.

    A 5 anni di distanza dalla pubblicazione di Gomorra continuare su questa linea diventa mistificatorio.

    Ricordo a Saviano che già Marco Monnier (1863) e Leopoldo Franchetti (1876) hanno chiarito a tutti coloro che vogliono capire che il problema mafioso è un problema politico, che mette sotto accusa la classe politica italiana dal 1860 a oggi.

    Fabio Fazio è il tipico giornalista italiano, legato ad una parte politica attacca solo (e per la verità con grande circospezione e cautela) la parte politica avversa, mai si sognerebbe di rinunciare alla protezione di una parte dei politici. Nell’intervista al giudice Di Matteo ebbe il coraggio di evitare di fare domande proprio sulla parte centrale del libro del giudice, quella che metteva sotto accusa la politica italiana

    Glissare su questo è pericoloso e soprattutto fuorviante.

    Ricordo ancora a Saviano che in 150 anni di unità nazionale si sono avute svariate ondate repressive, con arresti di massa, ma nessuna ha mai sradicato le mafie dall’Italia. La sua linea di antimafia - contrasto militare ed economico - non porterà da nessuna parte. Le mafie continueranno ad esistere finché non si affronta il nodo delle responsabilità della politica , che non sono solo quelle di una parte minoritaria di politici che praticano il voto di scambio con i mafiosi, ma dell’intero ceto politico che rifiuta i controlli di legalità sul proprio operato.

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