Nel Sahel 18,7 milioni di persone si trovano ad affrontare una crisi alimentare gravissima che avrebbe potuto essere prevenuta e i cui effetti sono stati ampiamente sottostimati in alcuni Paesi. Folti sciami di cavallette stanno già devastando raccolti e piantagioni di datteri nella parte settentrionale del Niger, e potrebbero allargarsi a gran parte della regione. L’arrivo della stagione delle piogge inoltre sta aumentando il rischio della diffusione di colera, che si affaccia ora in Mali (47 già le morti registrate, 2.005 i casi) ma ha già raggiunto livelli endemici in Niger. La situazione che si sta verificando nel Sahel viene denunciata dall’organizzazione non governativa “Save the Children”. Particolarmente preoccupante è quanto sta avvenendo nel Mali. Infatti in un comunicato emesso da “Save the Children” si può leggere tra l’altro:
E come sta tentando di intervenire “Save the Children” in Mali? L’obiettivo generale dell’intervento è quello di contribuire alla riduzione dell’impatto della crisi alimentare, della malnutrizione e del crescente conflitto interno in Mali, attraverso una risposta multi-settoriale, graduale ed integrata e una strategia di emergenza che durerà sino a dicembre 2012. I settori di intervento previsti sono: sicurezza alimentare, nutrizione, protezione dell’infanzia, educazione, salute e igiene. L’azione che “Save the Children” sta portando avanti nel Sahel, e soprattutto nel Mali, non può che essere valutata positivamente. E, più in generale, le organizzazioni non governative svolgono un ruolo insostituibile in quella regione come in altre parti del Mondo. Ma le dimensioni dei problemi cui ci si trova di fronte esigono un impegno molto più forte da parte delle istituzioni internazionali e da parte dei governi dei più importanti Paesi sviluppati. Altrimenti, io credo, i risultati che potranno essere raggiunti nel Sahel inevitabilmente saranno del tutto inadeguati rispetto a quanto necessario. |